Il Regno del Cazzeggio: la terra promessa

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Watchmen
view post Posted on 13/3/2009, 16:26Quote
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solo un semidio

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Who watches the Watchmen? (Chi veglia sui Guardiani? ndr)
È il 1985: i Guardiani, banditi dal governo Nixon nonostante il grande aiuto fornito al governo, si sono ritirati a vita privata. Ma qualcuno che conosce le loro identità segrete li minaccia e ha iniziato ad ucciderli, uno ad uno. Rimangono Rorschach, con la sua maschera cangiante; Gufo Notturno (II) il forte; Spettro di Seta (II) l’ammaliante; Ozymandis il veloce; lo spietato Comico; il divino Dottor Manhattan. Intanto la crisi internazionale, dovuta alle tensioni tra USA e URSS, scaturisce una guerra atomica che sembra inarrestabile…

Le apparenze ingannano… o no?
Watchmen , trasposizione cinematografica dell’omonima storia a fumetti creata da Alan Moore (ideatore) e Dave Gibbons (disegnatore), non è certo da annoverarsi tra le classiche storie di supereroi.
Non si può parlare, infatti, di veri e propri supereroi, dal momento che non tutti hanno dei superpoteri: nessuno possiede poteri innati. Si tratta, invece, di capacità acquisite, come nel caso di Jon Osterman che diventa il Dottor Manhattan a seguito di un incidente di laboratorio, oppure allenate, come ad esempio per il Comico o Gufo Notturno. Inoltre, questo gruppo di persone speciali dimostra di avere le stesse debolezze e i medesimi difetti di chiunque altro, se non addirittura amplificati in determinate occasioni.
È tantissimo il materiale di cui viene infarcito lo spettatore lungo le quasi tre ore di durata del film. Molti e diversi sono, infatti, i livelli narrativi proposti: si passa dall’azione pura colma di effetti speciali ai monologhi interminabili sui massimi sistemi del Dottor Manhattan, il tutto puntellato dalla voce fuori campo di Rorschach che legge pagine del suo diario, per riportare lo spettatore all’attenzione. Il regista non riesce nell’intento di formare un quadro d’insieme chiaro (non aiutato in questo da un montaggio dispersivo e caotico di William Hoy) e l’inevitabile conseguenza è la sensazione di smarrimento e di non compiutezza del senso generale dell’opera.
La trama è ambientata in un passato alternativo e immaginario, ripensato includendo l’intervento fondamentale dei cosiddetti Guardiani (traduzione dall’inglese Watchmen, appunto) nella storia statunitense, quindi di rimando, in quella internazionale. Gli Stati Uniti, grazie alla potenza sconfinata del Dottor Manhattan, sono la potenza egemone a livello mondiale e il Presidente Nixon viene rieletto per la terza volta grazie all’esaltante campagna militare condotta in Vietnam dai Guardiani. Lo sfondo storico della Guerra Fredda offre l’occasione a Snyder per rimanere fedele e aderente allo scenario apocalittico del fumetto, anche nelle parti puramente discorsive, mostrando una certa insofferenza per una visione democratica del potere al governo: meglio l’azione dura, immediata, senza mezzi termini, alla 300 per intenderci.
I personaggi sono fin troppo caratterizzati e ad ognuno è dedicato un puntuale e completo flashback sulla propria storia personale, nonché una lunga digressione sui difetti principali e sulle debolezze e pulsioni istintuali cui è soggetto il suo animo: il Comico si scopre crudele e senza scrupoli nei confronti degli esseri umani; il Dottor Manhattan perde il contatto con la realtà e con il tempo, sviluppando una sorta di atarassia, e rimane indifferente a tutto e al destino dell’umanità; Spettro di Seta si trova a dividere il suo amore tra l’assenza del Dottor Manhattan e gli impacciati approcci di Gufo Notturno.
Recitazione scarsa, eccezion fatta per Billy Crudup che interpreta Jon Osterman e la sua “evoluzione”, il Dottor Manhattan, bravo nel mostrare, soprattutto attraverso le espressioni del viso, la condizione di mezzo in cui si trova il semi-divino supereroe blu. Watchmen ha nella regia e nella post-produzione i suoi punti di forza: grandi effetti speciali, soprattutto nei combattimenti con l’abuso (già visto in 300) di slow-motion per enfatizzare dei particolari del quadro scenico.
Un grande potenziale sprecato (basti pensare che i titoli di testa, costruiti con finti fermo-immagine a mo’ di fotografie stile anni cinquanta che ripercorrono i momenti di gloria della prima generazione di Guardiani, sono la parte più riuscita dell’intero film) e una resa filmica complessiva visivamente magnifica, ma deludente e alla lunga noiosa, nonostante una strepitosa colonna sonora.
Who watches the Watchmen? (Chi veglia sui Guardiani? ndr)
È il 1985: i Guardiani, banditi dal governo Nixon nonostante il grande aiuto fornito al governo, si sono ritirati a vita privata. Ma qualcuno che conosce le loro identità segrete li minaccia e ha iniziato ad ucciderli, uno ad uno. Rimangono Rorschach, con la sua maschera cangiante; Gufo Notturno (II) il forte; Spettro di Seta (II) l’ammaliante; Ozymandis il veloce; lo spietato Comico; il divino Dottor Manhattan. Intanto la crisi internazionale, dovuta alle tensioni tra USA e URSS, scaturisce una guerra atomica che sembra inarrestabile…

Le apparenze ingannano… o no?
Watchmen , trasposizione cinematografica dell’omonima storia a fumetti creata da Alan Moore (ideatore) e Dave Gibbons (disegnatore), non è certo da annoverarsi tra le classiche storie di supereroi.
Non si può parlare, infatti, di veri e propri supereroi, dal momento che non tutti hanno dei superpoteri: nessuno possiede poteri innati. Si tratta, invece, di capacità acquisite, come nel caso di Jon Osterman che diventa il Dottor Manhattan a seguito di un incidente di laboratorio, oppure allenate, come ad esempio per il Comico o Gufo Notturno. Inoltre, questo gruppo di persone speciali dimostra di avere le stesse debolezze e i medesimi difetti di chiunque altro, se non addirittura amplificati in determinate occasioni.
È tantissimo il materiale di cui viene infarcito lo spettatore lungo le quasi tre ore di durata del film. Molti e diversi sono, infatti, i livelli narrativi proposti: si passa dall’azione pura colma di effetti speciali ai monologhi interminabili sui massimi sistemi del Dottor Manhattan, il tutto puntellato dalla voce fuori campo di Rorschach che legge pagine del suo diario, per riportare lo spettatore all’attenzione. Il regista non riesce nell’intento di formare un quadro d’insieme chiaro (non aiutato in questo da un montaggio dispersivo e caotico di William Hoy) e l’inevitabile conseguenza è la sensazione di smarrimento e di non compiutezza del senso generale dell’opera.
La trama è ambientata in un passato alternativo e immaginario, ripensato includendo l’intervento fondamentale dei cosiddetti Guardiani (traduzione dall’inglese Watchmen, appunto) nella storia statunitense, quindi di rimando, in quella internazionale. Gli Stati Uniti, grazie alla potenza sconfinata del Dottor Manhattan, sono la potenza egemone a livello mondiale e il Presidente Nixon viene rieletto per la terza volta grazie all’esaltante campagna militare condotta in Vietnam dai Guardiani. Lo sfondo storico della Guerra Fredda offre l’occasione a Snyder per rimanere fedele e aderente allo scenario apocalittico del fumetto, anche nelle parti puramente discorsive, mostrando una certa insofferenza per una visione democratica del potere al governo: meglio l’azione dura, immediata, senza mezzi termini, alla 300 per intenderci.
I personaggi sono fin troppo caratterizzati e ad ognuno è dedicato un puntuale e completo flashback sulla propria storia personale, nonché una lunga digressione sui difetti principali e sulle debolezze e pulsioni istintuali cui è soggetto il suo animo: il Comico si scopre crudele e senza scrupoli nei confronti degli esseri umani; il Dottor Manhattan perde il contatto con la realtà e con il tempo, sviluppando una sorta di atarassia, e rimane indifferente a tutto e al destino dell’umanità; Spettro di Seta si trova a dividere il suo amore tra l’assenza del Dottor Manhattan e gli impacciati approcci di Gufo Notturno.
Recitazione scarsa, eccezion fatta per Billy Crudup che interpreta Jon Osterman e la sua “evoluzione”, il Dottor Manhattan, bravo nel mostrare, soprattutto attraverso le espressioni del viso, la condizione di mezzo in cui si trova il semi-divino supereroe blu. Watchmen ha nella regia e nella post-produzione i suoi punti di forza: grandi effetti speciali, soprattutto nei combattimenti con l’abuso (già visto in 300) di slow-motion per enfatizzare dei particolari del quadro scenico.
Un grande potenziale sprecato (basti pensare che i titoli di testa, costruiti con finti fermo-immagine a mo’ di fotografie stile anni cinquanta che ripercorrono i momenti di gloria della prima generazione di Guardiani, sono la parte più riuscita dell’intero film) e una resa filmica complessiva visivamente magnifica, ma deludente e alla lunga noiosa, nonostante una strepitosa colonna sonora.
Who watches the Watchmen? (Chi veglia sui Guardiani? ndr)
È il 1985: i Guardiani, banditi dal governo Nixon nonostante il grande aiuto fornito al governo, si sono ritirati a vita privata. Ma qualcuno che conosce le loro identità segrete li minaccia e ha iniziato ad ucciderli, uno ad uno. Rimangono Rorschach, con la sua maschera cangiante; Gufo Notturno (II) il forte; Spettro di Seta (II) l’ammaliante; Ozymandis il veloce; lo spietato Comico; il divino Dottor Manhattan. Intanto la crisi internazionale, dovuta alle tensioni tra USA e URSS, scaturisce una guerra atomica che sembra inarrestabile…

Le apparenze ingannano… o no?
Watchmen , trasposizione cinematografica dell’omonima storia a fumetti creata da Alan Moore (ideatore) e Dave Gibbons (disegnatore), non è certo da annoverarsi tra le classiche storie di supereroi.
Non si può parlare, infatti, di veri e propri supereroi, dal momento che non tutti hanno dei superpoteri: nessuno possiede poteri innati. Si tratta, invece, di capacità acquisite, come nel caso di Jon Osterman che diventa il Dottor Manhattan a seguito di un incidente di laboratorio, oppure allenate, come ad esempio per il Comico o Gufo Notturno. Inoltre, questo gruppo di persone speciali dimostra di avere le stesse debolezze e i medesimi difetti di chiunque altro, se non addirittura amplificati in determinate occasioni.
È tantissimo il materiale di cui viene infarcito lo spettatore lungo le quasi tre ore di durata del film. Molti e diversi sono, infatti, i livelli narrativi proposti: si passa dall’azione pura colma di effetti speciali ai monologhi interminabili sui massimi sistemi del Dottor Manhattan, il tutto puntellato dalla voce fuori campo di Rorschach che legge pagine del suo diario, per riportare lo spettatore all’attenzione. Il regista non riesce nell’intento di formare un quadro d’insieme chiaro (non aiutato in questo da un montaggio dispersivo e caotico di William Hoy) e l’inevitabile conseguenza è la sensazione di smarrimento e di non compiutezza del senso generale dell’opera.
La trama è ambientata in un passato alternativo e immaginario, ripensato includendo l’intervento fondamentale dei cosiddetti Guardiani (traduzione dall’inglese Watchmen, appunto) nella storia statunitense, quindi di rimando, in quella internazionale. Gli Stati Uniti, grazie alla potenza sconfinata del Dottor Manhattan, sono la potenza egemone a livello mondiale e il Presidente Nixon viene rieletto per la terza volta grazie all’esaltante campagna militare condotta in Vietnam dai Guardiani. Lo sfondo storico della Guerra Fredda offre l’occasione a Snyder per rimanere fedele e aderente allo scenario apocalittico del fumetto, anche nelle parti puramente discorsive, mostrando una certa insofferenza per una visione democratica del potere al governo: meglio l’azione dura, immediata, senza mezzi termini, alla 300 per intenderci.
I personaggi sono fin troppo caratterizzati e ad ognuno è dedicato un puntuale e completo flashback sulla propria storia personale, nonché una lunga digressione sui difetti principali e sulle debolezze e pulsioni istintuali cui è soggetto il suo animo: il Comico si scopre crudele e senza scrupoli nei confronti degli esseri umani; il Dottor Manhattan perde il contatto con la realtà e con il tempo, sviluppando una sorta di atarassia, e rimane indifferente a tutto e al destino dell’umanità; Spettro di Seta si trova a dividere il suo amore tra l’assenza del Dottor Manhattan e gli impacciati approcci di Gufo Notturno.
Recitazione scarsa, eccezion fatta per Billy Crudup che interpreta Jon Osterman e la sua “evoluzione”, il Dottor Manhattan, bravo nel mostrare, soprattutto attraverso le espressioni del viso, la condizione di mezzo in cui si trova il semi-divino supereroe blu. Watchmen ha nella regia e nella post-produzione i suoi punti di forza: grandi effetti speciali, soprattutto nei combattimenti con l’abuso (già visto in 300) di slow-motion per enfatizzare dei particolari del quadro scenico.
Un grande potenziale sprecato (basti pensare che i titoli di testa, costruiti con finti fermo-immagine a mo’ di fotografie stile anni cinquanta che ripercorrono i momenti di gloria della prima generazione di Guardiani, sono la parte più riuscita dell’intero film) e una resa filmica complessiva visivamente magnifica, ma deludente e alla lunga noiosa, nonostante una strepitosa colonna sonora.
 
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Il Solito,grazie

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lo guarderò (Y)

L'importante non è quello che trovi alla fine di una corsa,
l'importante è quello che provi mentre corri!


Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai



Non cambiare l'amare con il bene...non ha confronto credimi,è come sentirsi a casa quando invece non lo sei, ti senti felice ma allo stesso tempo triste,ti batte forte il cuore ma allo stesso tempo non batte,mi fa piangere dalla gioia di vederla e lo fa anche se sono triste...lei,lei si che la amo!!!Sei la mia migliore amica...TI AMO DA MORIRE!!!

sua foto qui http://img18.imageshack.us/my.php?image=stuprovl8.jpg


CITAZIONE († Light † @ 31/8/2007, 00:48)
"Kary,lui si che ci sa fare con le donne"...
...questo sarà il nostro grido di battaglia.

CITAZIONE (>kary< @ 05/09/2007,21:25---Oratorio)
Light,lo prometto,ti inviterò al mio matrimonio.
Light:<<idem>>

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anke io spero di andare a vederlo
 
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